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Il settimo esorcista, Edizioni Piemme

Il settimo esorcista di Fabio Girelli, Edizioni Piemme

Il momento tanto atteso è arrivato, il thriller di Fabio Girelli Il settimo esorcista, la nuova indagine del vicequestore Castelli, è uscito in libreria, pubblicato da Edizioni Piemme. Qualche giorno fa vi ho presentato Il bacio della Velata, il racconto inedito disponibile solo in ebook. Vediamo nel dettaglio la sinossi de Il settimo esorcista, disponibile in versione cartacea a euro 17,50 e in versione eBook a euro 9,99:

Lisa Sarti ha un segreto. La morte l’ha sfiorata ma per qualche motivo non se l’è portata via. Un destino condiviso con altre persone, come lei sfuggite a una sorte in apparenza inevitabile, sopravvissute a eventi terribili: incidenti aerei, disastri naturali, tragedie famigliari. Ma a Torino qualcuno ha deciso di rimediare agli errori del fato e di sostituirsi alla morte stessa, qualcuno che sembra conoscere perfettamente la vita delle sue prede. Lisa è la prima a cadere sotto la sua furia omicida. Il vicequestore Andrea Castelli, chiamato a indagare, si getta sul caso cercando di non farsi coinvolgere dagli aspetti più oscuri della vicenda, ma sarà costretto a rivedere le sue convinzioni quando un nuovo elemento si aggiungerà all’indagine. L’assassino ha uno strano tatuaggio sul polso, una scritta che recita “Non draco sit mihi dux”. È l’incipit di uno degli esorcismi più famosi, il Vade retro Satana. Per la questura di Torino non c’è altra scelta che chiedere aiuto a un consulente esterno, un religioso che conosca a fondo la materia: uno dei sette esorcisti della città. La squadra di Castelli – un ispettore con la vocazione da badante, un agente valdese effeminato e schivo e un efficiente sardo di poche parole – non prende bene la notizia: ai poliziotti non piace dar la caccia a fantasmi che puzzano d’incenso. Il vicequestore Castelli, sentimentalmente legato a Georgine, una transessuale di Ipanema, e affetto da una sindrome bipolare che lo fa vivere e lavorare a singhiozzo, dovrà scavare tra le rovine di un monastero andato a fuoco sulle colline torinesi per scoprire la verità…

Ho chiesto a Fabio Girelli di immaginare un incontro tra l’autore e il vicequestore Castelli, vediamo insieme cosa ne è venuto fuori:

Quando entro lo trovo sul divano a mangiare patatine e bere Chartreuse. Sono le cinque del pomeriggio, lui è scalzo, Torino invece è tutta ben vestita come al solito, salvo poi avere le mutande sporche in periferia e pure in qualche locale chic del centro. Anzi, soprattutto in certi bar storici che puzzano di belle epoque, dall’aria sabauda e dall’ipocrisia nel menù. Dalla finestra si intravedono Corso Regina, un incrocio, un take away cinese, un centro di massaggi cinese, un parrucchiere cinese, un bar cinese e un macellaio arabo che stona abbastanza nell’omogeneità asiatica. Da qualche parte lì in mezzo c’è pure una pizzeria italiana, ma il pizzaiolo è cinese, per amore di simmetria.
“Patatine e Chartreuse?” chiedo.
“Vuoi?” risponde.
“Non ti sembra sprecato quel liquore con le patatine?”
“Potrei dire anche il contrario.”
“Potresti.”
“Siediti dove vuoi.”
Mi siedo dove voglio, non accanto a lui che mi fa sempre uno strano effetto e così scelgo il letto. Le lenzuola sono sfatte dal suo lato e un cumulo di vestiti sta dall’altra parte.
“Claudio non ha ancora mandato nessuno a sistemare?”
“Non mi piace dormire nel letto rifatto, se è questo che intendi. Gli ho chiesto di assecondarmi. E comunque le signore vengono una volta alla settimana.”
“Capisco. E quindi? Perché volevi vedermi?”
“Non ancora, te lo dirò più tardi. Vuoi un bicchiere anche tu?”
“Perché no.”
Mi passa la bottiglia.
“Perché non mi dici subito il motivo per cui mi hai fatto venire?”
“Dobbiamo aspettare una persona. Sarà qui a breve.”
“D’accordo” bevo un sorso di liquore, buono, è anche il mio preferito, dopotutto.
“Fuma pure se ti va” dice.
Mi accendo una sigaretta. Lui mi guarda. Fa uno strano movimento con le sopracciglia e capisco che sta indicando il pacchetto.
“Ne vuoi una?”
“Ci fosse Giordano la chiederei a lui. Ma come vedi non è qui.”
So che ne ha un pacchetto pieno in tasca ma non ribatto. Gli passo la mia e me ne accendo un’altra.
“Intanto che aspettiamo che mi racconti?”
“Stavo leggendo.”
“Cosa?”
Sfila da sotto il sedere un libro, lo apre a caso e legge.
“Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.”
“Salinger? Alla tua età leggi ancora il giovane Holden?”
“Era di sotto, deve averlo lasciato qualche cliente.”
“Lo odio.”
“Il cliente?”
“Salinger.”
“Fatto sta che io l’ho appena fatto.”
“Cosa?”
“Chiamare al telefono l’autore visto che mi girava.”
“Quindi devo intendere che ti piace così tanto quello che scrivo?”
“Proprio di questo volevo parlarti. Anzi, volevamo.”
Non è possibile sentirsi minacciati da lui. Non emana nessun tipo di insidia. Piuttosto ci si può sentire spaesati standogli insieme. Eppure quella sua ultima frase contiene una nota inedita, qualcosa di simile all’irritazione. Mi devo preoccupare? Glielo chiedo.
“Mi devo preoccupare?”
“Non so bene cosa significhi preoccuparsi. Ci ho pensato spesso. È qualcosa che non riesco bene a definire. Quindi non so dirti se tu lo debba fare o meno. Vedi che ti sembra più giusto, per me è uguale.”
“Ma che risposta è?”
Fa un gesto incomprensibile con la mano, poi prende il bicchiere e finisce in un sorso quel che restava. La porta si apre in quel momento.
La guardo, lei ricambia e mi sorride. Non la ricordavo così bella. Anzi, no, la ricordavo perfettamente ma ogni volta è come se fosse la prima, tanto è dolce e provocante insieme. Indossa jeans strappati e il colore della sua pelle emana riflessi dorati.
Allarga le braccia e si getta al collo del mio ospite, che nel frattempo si è alzato per salutarla.
“Ciao ispettore” dice lei mentre gli molla un bacio sulla guancia. Si abbracciano come se non si vedessero da anni. Mi fa strano vederli insieme, come dire, è commovente.
“Ciao tesoro” dice lui.
Poi si lasciano e si avvicinano al letto.
“Ciao tu” dice lei
“Sono felice di vederti” dico io.
“Ecco, questo è il modo migliore per accogliermi, dovresti imparare” si rivolge all’altro.
“Quindi era te che aspettavamo.”
“Infatti.”
Mi guardano dall’alto. Io seduto sulle lenzuola, loro in piedi.
“E quindi? Che volete?”
Castelli e Georgine mi scrutano, poi si guardano e come se si fossero studiati la scena in precedenza vanno al divano. Si lasciano cadere, si versano dello Chartreuse, lo bevono e finalmente Andrea parla.
“L’altra sera ero a casa sua” indica Georgine “ma dovresti saperlo visto che la scena l’hai scritta tu. Hai capito quale?”
“Credo di sì.”
“Ecco, senti, noi siamo un po’ confusi. Insomma, io ero lì, ero triste perché avevi deciso che dovessi essere in una delle mie fasi malinconiche. Lei mi accoglie, ci sfottiamo un po’ come al solito, mi consola, io le metto la testa sulle gambe, lei è mezza nuda e finisce che dormiamo insieme.”
“Ho presente. Dov’è il problema?”
“Il problema, gioia” dice la transessuale “è che le scene in cui siamo io e lui finiscono sempre che non si capisce un cazzo. Le lasci lì, sospese, non sappiamo mai se facciamo l’amore o se dormiamo abbracciati come due fratellini. Voglio dire: che dobbiamo pensare? Capisci che così non va bene, cioè, si crea imbarazzo.”
“Infatti” mi incalza Andrea. “Vorremmo sapere: ma stiamo insieme? Facciamo sesso? Siamo innamorati? È un casino pazzesco. Non che a me interessi molto definire le cose, figuriamoci, ma tra me e lei credo sia necessario. Altrimenti è… strano.”
Sentire Castelli usare la parola strano è ancora più strano della parola stessa. Ma capisco che se arriva a quel punto significa che la questione è importante e che lui è disorientato sul serio. Non va bene. Però non so che rispondere. Tergiverso.
“Caspita, ragazzi, mica lo immaginavo che per voi era un problema così grave.”
“Eh, invece.”
“Che devo dirvi?”
“Rispondici. Così che da oggi in poi sappiamo come comportarci. Ma poi com’è che ti è venuto in mente di lasciarci in sospeso ogni volta? Sembra che non lo sappia neanche tu. Questo è quel che ci spaventa di più. Cristo, sei l’autore, non puoi non saperlo. È un casino per noi anche solo immaginare che tu non sappia qualcosa. Sei onnisciente o cosa?”
“Sì, in teoria sono onnisciente, ma…”
“Niente ma. Tu devi sapere tutto. Hai idea di cosa vuol dire vivere in questa incertezza? Come se tu potessi parlare con Dio e scoprissi che sì, è Dio, ma no, non è proprio così figo come si dice in giro, che anche per lui ci sono cose che non conosce, problemi che non sa risolvere, grane che non sa gestire. Allora che Dio è? Viene voglia da mandarlo a quel paese, non so, di fare una ribellione.”
“Una ribellione?”
“Proprio. Noi stiamo chiusi qui dentro perché ci fidiamo di te, ma se tu ci deludi, eh no, non funziona. Allora possiamo fare quello che ci pare. Possiamo anche decidere che lui si licenzia e andiamo a vivere a Ipanema, apriamo un bar e che si fottano gli assassini pazzi che ficchi sempre nelle storie. E fai attenzione tesoro, che per ora ce ne siamo accorti solo noi. Ma immagina che succederebbe se la voce si spargesse. Immagina che colpo per Mathis.”
“Io penso che quello che la prenderebbe peggio sarebbe Giordano” dice Castelli e non posso dargli torto.
“Va bene, ho capito il vostro punto di vista e in un certo senso lo condivido. Però c’è un problema.”
“Sarebbe?”
“Potrei dirvi che io non voglio che si sappia, quale sia davvero il vostro rapporto, ma la verità è che…”
“Che non lo sai nemmeno tu” Georgine è sempre un passo avanti “e i nostri timori sono fondati.”
“Appunto.”
“Capisci che è come se tradissi la nostra fiducia in te, in questo modo?”
“Io sono più grande di ogni tradimento.”
“Andrea, lascia stare la Merini, non essere così tragico.”
La gente quando non capisce inventa, e questo è molto pericoloso.
“Sì ho capito cosa vuoi dire, ma sul serio, la Merini la odio.”
“Pure lei?”
“Odio tutti, a parte Georgine.”
“Grazie tesoro, ma non credere che questo ti eviti di darci la spiegazione che vogliamo.”
“Siete due veri rompiballe.”
“Colpa tua.”
“D’accordo. Allora, statemi a sentire. Io non lo so che c’è tra voi, me lo sono chiesto spesso, perché in fondo mi interesserebbe pure, ma niente, la risposta non arriva. Capito? Non lo so. C’è tutto e c’è niente. Mi piace pensare che siete voi a deciderlo quando non vi vedo, quando non vi vede nessuno. Si chiama libero arbitrio, ok? Fate quel cavolo che vi pare, siete liberi. Non vi sembra una cosa pazzesca? Vi ho fatto più umani degli umani.”
“No, a me sembra una stronzata. È come se Dio avesse detto alle sue creature: io so tutto ma voi potete decidere da soli quel che vi va. Io non metto becco, mica lo so se poi peccate oppure no, mica sto lì a rompere, siete liberi. Però so tutto e posso tutto, però non proprio. Insomma, suona assurdo” dice la transessuale.
“Georgine, da quanto non fai catechismo?” chiedo.
“Catechismo?”
“Senti, io nella mia giovinezza ero catechista. Sì, va bene, non c’è niente da ridere, Andrea. Fatto sta che più o meno quello che hai appena detto su Dio, a modo tuo, non è poi così diverso dalla realtà. Il libero arbitrio funziona così.”
“Sul serio?”
“Pressappoco.”
“Quindi ci stai dicendo che come Dio ci hai fatti liberi e tutto il resto, e per quello non vuoi decidere se io e lui stiamo insieme o altro?”
“Esatto.”
“Fabio?”
“Sì?”
“O dovrei chiamarti mio signore?”
“No, dai, non è il caso.”

***

Se l’autore vi incuriosisce, in questo blog trovate diversi articoli dedicati alle sue precedenti opere, ne abbiamo parlato tanto nel tempo e abbiamo cominciato a conoscere tutte le indagini del vicequestore Castelli. Oggi lo sosteniamo in questa nuova avventura con la promessa che lo stile di Girelli saprà catturarvi, tanto da non voler restare mai sprovvisti di un suo scritto.

 

Il settimo esorcista

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